Istituto Statale d'Arte e Liceo Artistico ROMA 2 - classe II M
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Porta del Popolo e Porta Pinciana |
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Il
Muro Torto da Porta del Popolo
Il Muro Torto .«... Quelle imponenti mura, fatte di tessere di tufo in opera reticolata, che costeggiano ed hanno sempre costeggiato i verdeggianti giardini di Villa Borghese, furono volute dall’imperatore Aureliano. La finalità delle stesse fu quella di contenere, con la costruzione di possenti muraglioni, eventuali frane che, dirompenti, si sarebbero potute abbattere sui giardini (horti) delle ricche villae delle famiglie romane della gens Acilia, Domitia e Pincia. E, l’antico Colle degli Orti, oggi é chiamato Colle del Pincio. E’detto “Muro Torto”il medievale Murus Raptus, costruito come contenimento dei giardini degli Acili ed inserito appositamente nella cerchia delle Mura Aureliane. Ad esso é legata un’antica leggenda sull’Apostolo Pietro riportata da Fulvio: “dicono che Pietro apostolo prese difesa del detto luogo et per ogni volta che la città fu assediata dai Barbari, o che altra violenza di nemici pervenne al luogo, egli la difese. La qual cosa tenuta per miracolo, niuno di poi ha mai avuto ardire di raccorciare o di rifare la detta parte del Muro, ma si é rimasta et rimane così spiccato, come scrisse Procopio nella Guerra Gotica, et chiamasi hoggi muro inchinato”.
Rimanendo nel solco di una tradizione tra leggenda e realtà, si narra che, in un’area tra l’attuale piazza del Popolo e via Margutta, sorgesse la villa dei Domizi. Svetonio, nelle sue epistolae, scriveva che il cadavere di Nerone, appartenente a quella famiglia, avvolto in bianche coperte intessute d’oro, veniva bruciato e sepolto dalle nutrici e dalla sua concubina Atte, per esser poi riposto in un sarcofago di porfido, nel mausoleo situato nei giardini di quella villa. E, nel 1099, Papa Pasquale II faceva costruire, nella zona, una singolare cappella (che diverrà poi la Chiesa di S.Maria del Popolo) col dichiarato scopo di esorcizzare il fantasma di Nerone che i passanti vedevano, agonizzante ed urlante, vagare attorno al suo sepolcro.
Dal Medioevo
e fino a tempi relativamente recenti, nel terreno antistante
il Muro Torto, detto, tra il XV ed il XVII secolo, Muro
Malo, venivano seppelliti i giustiziati, i morti senza
pentimento e tutti coloro che esercitavano mestieri ritenuti,
allora, non onorevoli come i ladri, le prostitute che non
s’erano pentite prima di morire, i saltimbanco e coloro
che esercitavano un’attività teatrale come gli
attori. Nel 1825 vi furono sepolti Leonida Montanari e Angelo
Targhino, affiliati alla Carboneria e decapitati dalla
ghigliottina pontificia di Piazza del Popolo. Sembra che ogni
notte i fantasmi dei due passeggino, ancora, sul muro con la
testa insanguinata in mano, compensando però, i
passanti, che non temono la loro apparizione, con i numeri da
giocare. In quel terreno venivano sepolte anche le prostitute
di infimissimo rango, "ammenocchè - diceva un
decreto papale - avessero preso poi marito o si fossero fatte
monache"; casi nei quali esse potevano avere funerali
religiosi. Tutte le leggende riportate sembrano avere, forse, più forza e suggestione anche grazie al fatto che, sotto il Muro Torto, passa una strada, le cui caratteristiche, date dalla tortuosità della stessa, ne fanno un luogo ideale per incidenti e panne agli automezzi, perpetuando così, nel tempo e nei secoli, la leggenda di luogo carico di ombre.... »
tratto da STORIA E
LEGGENDE DEL MURO TORTO
Porta del Popolo e Porta Pinciana Porta del Popolo deve il suo nome alla vicina chiesa di Santa Maria del Popolo, mentre il nome originario era Porta Flaminia perché da qui usciva dal centro la via consolare Flaminia. .L’attuale porta chiusa al traffico si trova un metro e mezzo circa al di sopra del livello antico ed è una costruzione cinquecentesca. La facciata interna, a volte attribuita a Michelangelo, è forse di Nanni di Baccio Bigio che la realizzò per papa Pio IV ispirandosi all’Arco di Tito. La facciata interna fu realizzata da Gian Lorenzo Bernini per il papa Alessandro VII in occasione dell’arrivo a Roma della regina Cristina di Svezia nel 23 dicembre 1655.Nel 1879 si demolirono le torri di difesa realizzate nel XV secolo da papa Sisto IV e si aprìrono i due grandi fornici laterali.
La Porta Pinciana risale al 403 d.C. e l'arco centrale, in travertino, è originale. Il toponimo della porta discende dalla gens Pincia, proprietaria del colle omonimo, ma ebbe diverse denominazioni nella sua storia, tra cui "porta Turata" perché a lungo fu chiusa da un muro e, dopo che assunse la denominazione Pinciana, per corruzione fu detta anche "Porciana" e "Portiniana". La porta venne murata nel 1808 e riaperta ai primi del '900.
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Studenti: Riccardo D'Ottavio e David Di Pasquale
Professori: Rossella Venuto (Storia) e Andrea Bonavoglia (Storia dell'Arte)