Istituto Statale d'Arte e Liceo Artistico ROMA 2 - classe II M

LE MURA E LE PORTE DI ROMA

San Pietro e mura gianicolensi

Porta Maggiore e S. Croce in Gerusalemme

Porta San Giovanni e Basilica

Porta del Popolo e Porta Pinciana

Porta San Paolo e Basilica

Porta Metronia e S. Stefano Rotondo

Santa Maria in Trastevere





Porta Maggiore
e la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme


Porta Maggiore

Quella che dal 1919 viene denominata Porta Maggiore in origine non era altro che la monumentalizzazione di due archi dell'Acquedotto Claudio, iniziato da Caligola e portato a termine, nel 52 d.C., dall'imperatore Claudio, da cui prese il nome.

Porta Maggiore in una stampa antica


L'acquedotto era lungo 68 km, di cui 15 erano in superficie su arcate in tufo. Le arcate relative alla Porta Maggiore furono fatte costruire per permettere l'attraversamento, da parte degli acquedotti dell'Aqua Claudia e dell'Anio Novus, delle antiche vie Labicana (attuale Casilina) e Prenestina. Successivamente tali arcate, inserite nel circuito delle Mura Aureliane, divennero porte urbane. Più tardi, sotto Onorio, fu creato un bastione più avanzato, con una nuova porta e tre torri, una rotonda al centro e due quadrangolari ai lati, in una delle quali (quella centrale) rimase incluso il sepolcro di Eurisace. L'iscrizione recita: " Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris, redemptoris, apparet" "Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore".

La tomba di Eurisace

La Porta Maggiore è un grande arco a due fornici con i piloni forati da finestre, inquadrate da edicole con timpano e semicolonne corinzie. Esso è tutto in travertino, reso con la tecnica del bugnato rustico, caratteristico del periodo di Claudio. Sull'attico, all'interno del quale passavano i canali dei 2 acquedotti (ancora visibili sui fianchi), vi sono tre iscrizioni, ripetute su entrambe le facciate: dall'alto osserviamo quella originaria di Claudio poi quella di Vespasiano, quindi quella di Tito, relative ai restauri del 71 e dell'81 d.C. L'iscrizione di Onorio, in origine sopra la porta, si trova oggi all'esterno di essa. Nei secoli alla Porta furono attribuiti diversi nomi: Porta Prenestina (perché la via conduceva all'antica città di Preneste); Porta Labicana (perché la via quasi parallela recava a Labicum); Porta Dominae, forse per la presenza sul posto di un piccolo tabernacolo; Porta Maior Sessoriana, alludendo al vicino Sessorium; Porta Maggiore, dal 1919, con riferimento alla vicina Basilica di S. Maria Maggiore. Papa Gregorio XVI abbatté le costruzioni onoriane fra cui le torri e restituì alla porta l'aspetto originario (e proprio nell'ambito di questi lavori, nel 1838, venne alla luce la tomba di Eurisace). Alla struttura originale vennero ristretti i fornici con la costruzione di un muro merlato. Questo muro fu abbattuto nel 1915 dal Comune di Roma nel momento in cui fu risistemato il piazzale. Nel 1933 l'architetto Petrignani fu incaricato di restaurare la Porta Maggiore: il risultato è quello che ancora oggi possiamo ammirare. Lavori effettuati negli anni '50 hanno dissotterrato l'antico basolato della Via Labicana e della Via Prenestina, ripristinando l'antico livello della piazza



La Basilica di Santa Croce

La facciata di Santa Croce

La Basilica di S.Croce in Gerusalemme sorge alle pendici del colle Esquilino, in un'area ricca di storia e di valenze artistiche e culturali. Antica necropoli e poi zona residenziale extra urbana di proprietà imperiale, nel III - IV sec. d.C. vi sorgeva un complesso costituito da un palatium detto Sessorium, dalle Terme Eleniane, dal Circo Variano e dall'Anfiteatro Castrense, inglobato nelle Mura Aureliane tra il 271 e il 275 d.C. Una tradizione antica e largamente documentata attribuisce a Costantino e a sua madre Elena la costruzione della prima chiesa. Denominata in origine Basilica Heleniana o Sessoriana, la chiesa del IV sec. sorse per custodire le Reliquie della Passione del Signore, ritrovate miracolosamente sul Calvario e portate a Roma dall'anziana madre dell'Imperatore.
Nel corso dei suoi sedici secoli di vita, la chiesa ha subito vari rifacimenti architettonici, accogliendo tra le sue mura tesori d'arte, di fede e di cultura. Restaurata sotto i papi Gregorio II (715-731) e Adriano I (772-795), alla metà del XII sec., sotto il pontificato di Lucio II (1144-45), subì la prima radicale trasformazione in stile romanico, con la divisione in tre navate e con l'aggiunta di un campanile e di un portico, anteposto alla facciata del IV sec.
La trasformazione in stile barocco, che conferì a S.Croce l'aspetto attuale, si ebbe alla metà del '700, sotto il pontificato di Benedetto XIV (1740-1758), per opera degli architetti D.Gregorini e P.Passalacqua. All'epoca la ristrutturazione fu anche urbanistica, poiché fu spianato il tratto tra S.Croce e S. Giovanni e quindi completato il collegamento viario tra le tra Basiliche che "raccontano" la vita di Gesù - S.Croce, S.Giovanni e Santa Maria Maggiore - già iniziato da Sisto V alla fine del XVI sec. con la via Felice.Con la costruzione della prima chiesa nel palazzo imperiale, per volontà di Costantino e di sua madre Elena, l'area di S.Croce, già importante zona della Roma dei Cesari, ha continuato a svolgere un ruolo centrale anche nella Roma cristiana, con le vicine basiliche di S.Giovanni in Laterano, S.Maria Maggiore e gli Oratori di S.Maria del Buon Aiuto, della Scala Santa e di S.Margherita.L'area può contare anche su un ricco complesso museale, costituito dal Museo degli Strumenti musicali, della Fanteria, dei Granatieri di Sardegna e dal Museo della Basilica.
La facciata è suddivisa da fasci di lesene, in tre campi concavi e convessi ed è arricchita da un timpano curvo e da balaustre con statue. Tre portali immettono in un atrio ovale con cupola, nel quale si trova l'accesso alla basilica 

Interno della basilica

L' interno è a tre navate, divise da 4 colonne per lato, alternate a 6 pilastri derivati dalla trasformazione del 1743. All'inizio della navata centrale ci sono due acquasantiere della fine del XV secolo ed alle pareti delle navate laterali sono presenti altari e teli vari. Al centro della calotta absidale, affresco di Antoniazzo Romano (XV sec.) del Cristo Benedicente con il ciclo dell'Invenzione-Esaltazione della Croce.

Il pavimento cosmatesco

In fondo alla navata destra, una scala conduce alla Cappella di Sant'Elena , sulla cui volta si distingue per bellezza un mosaico forse disegnato da Melozzo da Forlì, raffigurante Gesù benedicente.Le reliquie della Santa Croce e della Passione di Cristo, sono conservate nella Cappella delle Reliquie.







Studenti: Brando Corradini e Gianmarco Salvati

Professori: Rossella Venuto (Storia) e Andrea Bonavoglia (Storia dell'Arte)