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progetti dell'ISA ROMA 2>>>>
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Sezione Architettura Unità didattica pluridisciplinare Obiettivo primario degli insegnamenti di Sezione è portare all’acquisizione di un metodo progettuale che consenta di operare con spirito critico e muoversi all’interno dei vasti interessi dell’Architettura con una logica consapevole. Lo studio della città è parte integrante del percorso di formazione dello studente, in quanto la città costruita è già di per sé un “libro aperto”: possiamo attingere ad essa per la conoscenza degli “oggetti urbani” e del loro uso e trasformazione nel tempo. È stata nostra scelta porlo all’inizio del corso di studi per la Sezione Architettura. Nell’esempio che proponiamo di seguito il tema è : il rapporto tra il Tevere e la città di Roma ; abbiamo scelto di proporre un tema dall’enunciato ampio , suscettibile di molte possibili interpretazioni , lasciando ampia libertà agli studenti di orientarsi nel corso della ricerca , secondo direzioni e obiettivi da definirsi. Gli studenti hanno evidenziato, nel corso della loro analisi, il ruolo e l’uso del fiume sia come collegamento (con le aree interne a monte del suo corso e soprattutto con il mare, per il continuo afflusso di merci, derrate necessarie all’approvvigionamento della città), che come elemento generatore della città , in cui la morfologia del tessuto urbano è derivata anche dalla possibilità di percorrerne le sponde o di attraversarlo. Il seguente percorso pluridisciplinare è stato realizzato dalle classi terze della Sezione (come previsto dalla programmazione per l’area compositiva e laboratoriale), nel corso dell’anno scolastico 2008-2009 e si è articolato schematicamente in tre fasi:
Il Tevere e Roma.
Nella prima fase di lavoro ci siamo posti due obiettivi:
Per raggiungere il primo dei due obiettivi i passi sono stati:
Considerando i contorni e le finalità dell’operazione si è privilegiato il materiale informativo con aspetto di sintesi e di più recente pubblicazione , mentre la ricerca archivistico-documentaria è stata effettuata solo per uno degli elementi emersi all’interesse (Porto di Ripetta); - Ricerca bibliografica (Bibl. Storia Arte, Bibl. Nazionale ) - Ricerca iconografica.: Archivio Alinari “ Museo della fotografia “ Museo Anderson “ Fototeca nazionale “ Fondo Lanciani “ Fondazione Besso “ Fotografico Comune di Roma “ Accademia
di S. Luca - Ricerca doc. archivistica: Archivio di Stato Archivio Capitolino “ Sovrintendenza
BB AA Comune di Roma Nella fase successiva, una volta coagulatasi l’attenzione intorno ad alcuni dei tanti possibili temi di lettura , siamo arrivati alla impostazione di alcune tavole di sintesi attraverso le fasi di:
2 . Lettura critica Siamo partiti dal “modello” della rappresentazione diacronica dei fatti urbani per eccellenza: la pianta della Roma archeologica elaborata da Lanciani , che, seppur storicamente superata da ricerche ed acquisizioni successive, rimane un esempio affascinante di rappresentazione, con la sua capacità di sintetizzare e rendere immediatamente evidenti il sovrapporsi delle epoche della città storica, sia come permanenza dei fatti urbani che come evoluzione e continua trasformazione della città nel tempo. Gli studenti, attraverso lo studio della “Forma Urbis Romae”, hanno evidenziato i percorsi tangenti e perpendicolari al fiume, identificando, attraverso lo studio degli attraversamenti, la nascita del sistema viario che ancora oggi incardina il tessuto urbano del centro storico di Roma. Sono stati illustrati poi , in forma sintetica come necessario in una tavola tematica ,
Quadro d’unione della ricostruzione di R.Lanciani(1893-1901) dall’originale di epoca Severiana 203-211 d.C.
3. Il Porto di Ripetta Un carattere autonomo ha assunto lo studio del Porto fluviale di Ripetta , esempio eccezionale – insieme alla successiva Trinità dei Monti – del tardo Barocco romano , demolito e quasi totalmente disperso nelle sue parti durante la costruzione dei muraglioni realizzati per proteggere il centro storico dalle inondazioni del Tevere. Le fasi di sviluppo di questa parte del lavoro sono state:
Veduta del porto, si noti l’elemento nodale dato dalla discontinuità architettonica del fronte sul fiume .
Porto di Ripetta. Il Porto è sorto su progetto di Alessandro Specchi nel 1703-4, sotto il pontificato di papa Clemente XI, in un punto del Tevere già utilizzato in maniera sistematica come punto di attracco per i carichi di legname, carbone e altre derrate provenienti dall’alta valle del Tevere, nonché come scalo dei pellegrini “romei” provenienti dal Nord. Il progetto venne preferito ad altri , elaborati e presentati in una sorta di concorso dalle specifiche molto restrittive , indetto al fine di risolvere alcuni problemi allora non più eludibili:
Il progetto di Specchi soddisfaceva pienamente le richieste , sia dal punto di vista formale che da quello funzionale : una ampia e scenografica gradinata raccordava la piazza superiore- regolarizzata e definita formalmente come un invaso ovale - alla banchina di sbarco , rendendo agevole il traffico di animali e materiali con due ampie cordonate : una proposta spettacolare e raffinata nelle soluzioni architettoniche , che venne portata a completa realizzazione , insieme al fabbricato della Dogana Nuova , in circa due anni di lavoro. Le vicende urbanistiche legate all’annessione di Roma al nuovo Regno d’Italia determineranno in seguito la sua scomparsa , allorché la città si espanderà nelle aree dei Prati di Castello e sarà necessario costruire attraversamenti che colleghino le nuove espansioni alla città antica , e si deciderà di porre un rimedio drastico alle continue esondazioni del fiume : un sistema di muraglioni separerà definitivamente il Tevere dalla città che da lui ha avuto origine , e dello scalo settecentesco rimarranno solo le magnifiche rappresentazioni dei vedutisti olandesi , alcune belle incisioni e qualche fotografia. L’occasione di “scomporre” il progetto” dello Specchi ha costituito una duplice opportunità, la prima, ha cercato di rendere plausibili le scelte progettuali che si sono dimostrate estremamente legate ed attente ai luoghi ed alla loro gerarchia; la seconda ma non meno importante, ci ha fatto entrare nel modo di pensare del Barocco, con tutta la sua complessità ed articolazione formale: “utile dulci miscere”. L’instabilità del mondo dopo il Concilio di Trento, le sue contraddizioni, le scoperte scientifiche e la regressione morale e religiosa, spinsero gli intellettuali, sostenitori del rinnovamento, a ripensare a forme espressive in senso “moderno”. Meraviglia, ingegno, metafora, diventano così i mezzi che esprimono questa nuova sensibilità. La teatralità è forse la dimensione in cui meglio si esprime l’ansia profonda di rinnovamento. La metafora con cui si allude alla realtà terrena (il gran teatro del mondo), suggerisce la consapevolezza della precarietà dell’esistenza. Nel corso di questa fase di studio sono emersi particolari interessanti: come ad esempio la coraggiosa ed argomentata replica dello Specchi (che probabilmente gli costò la carriera )alla superficiale e distratta accusa del Papa: Da un “avviso”del 23 agosto 1704 di papa Clemente XI :”non rimase molto soddisfatto sì della scarsezza dell’acqua che getta la fontana”. Dalla relazione di progetto di A. Specchi al Cardinale Niccolò del Giudice (presidente delle strade): “ L’Architetto nell’idearsi simil fontana si è à bello studio prefisso di formarla ristretta nella proporzione, che oggi si vede; Perché, non dovendo esser questa l’oggetto principale del porto, anzi dovendo essere un puro finimento incidente, & un mero Beveratore, di sconveniva, che una cosa fatta per sì vile uso, e per mero ornato, ingombrasse la Piazza soverchiamente; Essendosi in oltre il medesimo Architetto assai compiaciuto, che’l Livello di Trevi maggiore altezza d’acqua non porti seco; posciachè, se tal Fontana gettasse più alto, di quel che getta presentemente, resterebbero al tirar de’ Venti bagnate, e sdrucciolose le Vie oblique di sotto, per le quali con Cavalli, e con pesi dee caminarsi.” È interessante notare che nella realizzazione dell’attuale fontana esterna, facente parte del complesso museale dell’Ara Pacis, l’area limitrofa è quasi sempre inagibile poiché resa sdrucciolevole da un velo d’acqua proveniente dal getto delle fontane. Palesemente è mancata la sensibilità – anche dal punto di vista storico oltre che pratico – verso un problema che Specchi si pone e risolve.
La indagine ricostruttiva Gli obiettivi che ci siamo posti all’inizio di questo approfondimento sono stati sostanzialmente due :
Già dai primi sondaggi bibliografici è emersa la ridotta e parzialmente soddisfacente quantità di studi disponibili su Specchi e sul suo progetto : l’unico studio sistematico , con un taglio eminentemente storico-archivistico , è la tesi di dottorato di uno studioso americano , e risulta oggetto di pubblicazione solo parziale ; molto interessante ai nostri fini è invece risultata essere la relazione illustrativa del progetto , redatta non dallo Specchi , ma da Padre Agostino Taja ed indirizzata a Monsignor Niccolò del Giudice ”degnissimo Nipote dell’Eminenza Card. Francesco Giudice Presidente delle Strade”, che evidenzia alcuni dei vincoli posti alla base delle richieste della committenza , e come li abbia affrontati il progettista. Per quanto attiene invece la quantità e la qualità delle immagini e descrizioni disponibili , si è potuto constatare quanto segue :
Relazione iter progetto: Il porto di Ripetta. Studio del processo progettuale in relazione al percorso geometrico-formale, ai vincoli esterni (urbani e della committenza) ed alle ipotesi espressive dell’architetto interpretate alla luce della cultura architettonica del periodo. Lo studio dell’iter progettuale, ossia la ricostruzione ipotetica del modo di pensare l’architettura urbana, è servito a constatare come a distanza di trecento anni i parametri generali verso i vincoli esterni (preesistenze edificate e il fiume nel doppio aspetto di via di comunicazione e di relazione e forza devastante della natura) siano stati affrontati con pacatezza e sensibilità, generando un manufatto finale che, nella sua apparente semplicità, si pone ancora oggi come un “precedente” perfettamente riuscito: nodo urbano in grado di ricucire il prospetto verso il fiume, di porsi come fuoco prospettico e scenografico e di convogliare lo sguardo del fruitore dalla mistilinea e ondeggiante scalinata alla fontana-faro attraverso il volume del muro di contenimento della piazza ovale per poi avere come sfondo perfettamente in asse la facciata della chiesa retrostante.
Il percorso, che si svolge a ritroso, cerca riferimenti plausibili e/o probabili; comincia dalla decisione di eleggere l’asse e la facciata della chiesa di S. Gerolamo come asse principale dell’intervento: la sua posizione baricentrica rispetto al luogo dell’intervento ne giustifica la scelta anche se la facciata non è particolarmente imponente o significativa. Subito dopo aver individuato l’asse primario, lo Specchi potrebbe aver considerato un altro elemento che avrebbe avuto una parte importante nell’organizzazione del progetto : il Tevere, ma non la sponda sinistra, in quanto da rimodellare, ma la sponda destra la cui distanza dalla facciata di S. Gerolamo degli Schiavoni era al tempo circa otto volte la larghezza di via Ripetta (allineamento questo da rispettare). La distanza così individuata costituisce il limite e la misura principale del progetto. Figura 1
La figura geometrica che definisce la piazza “ovato“ o ovale è una figura curvilinea a quattro centri; tali centri sono determinati dall’intersezione di due triangoli generatori e dai loro stessi vertici. La divisione del diametro parallelo al Tevere in quattro parti definisce il triangolo isoscele - la cui base è uguale all’altezza - generatore con vertice nella soglia di S. Gerolamo. Figura 2
Il triangolo isoscele generatore, intersecandosi con l’allineamento di via Ripetta, determina i centri delle due circonferenze che delimitano la piazza, luogo di sosta con sedili e fontane, ma anche di scambio commerciale e operativo; il raggio delle circonferenze risulta essere per costruzione uguale ad ¼ del raggio della circonferenza principale (ampiezza di via Ripetta). La misura delle circonferenze determina la lunghezza, nonché la forma della piazza superiore; La forma ovale è uno dei simboli del Barocco, sia come curva che come rappresentazione di tensioni dinamiche non altrimenti ottenibili. Figura 3
La profondità della banchina è un sottomultiplo di 1/8 (l’ampiezza di via Ripetta), ossia 1/16. Tale distanza è la minima necessaria per impostare la scalinata, sufficientemente lontano dalla sponda (anche per poter creare una banchina sufficientemente ampia per il carico e lo scarico delle merci), e tale da consentire comunque l’ascesa dei gradini in maniera agevole. Figura 4
Dopo aver stabilito il limite inferiore della scalinata, lo Specchi organizza l’aspetto formale, creando il movimento ondulatorio che trasforma un semplice superamento di un dislivello in una “architettura urbana”. Le curve derivano dalla composizione di archi di circonferenza: quella principale, la più grande che si protende verso il fiume, ha il suo centro nella soglia del portale di S. Gerolamo; le altre due, simmetriche, hanno i loro centri nell’intersezione del triangolo generatore con i 3/8 del diametro (tre volte la larghezza di via Ripetta). Si noti come detta misura risulti congrua nello schema esplicativo ipotizzato, viceversa, senza di esso risulterebbe difficilmente comprensibile. Figura 5
La soluzione adottata risente probabilmente della lezione di Borromini (vedi la facciata di San Carlino), è comunque una scelta innovativa e coraggiosa se si considera rapportata non ad un fronte stradale continuo, ma ad uno spazio dilatato e frammentato come le sponde del Tevere.
Il progettista a questo punto si pone il problema di come definire le curve nelle loro estensioni laterali, a monte e a valle. A ribadire la validità della nostra ipotesi, lo Specchi usa la circonferenza iniziale e precisamente l’estremo del diametro opposto a S. Gerolamo, unendolo con i terminali delle curve precedentemente trovati, da notare che il triangolo che si forma si sovrappone perfettamente alla pianta pervenutaci, e non è il semplice ribaltamento del triangolo generatore avendo gli angoli ampiezze diverse ma un ben preciso allineamento che denota la volontà del progettista di agire secondo schemi determinati non meccanici o meramente ripetitivi. Possiamo qui ipotizzare che Specchi avesse intenzione di usare questo nuovo triangolo per ottenere l’effetto di “prospettiva inversa”, ovvero un tipo di visione che esaltasse il volume ellittico della piazza superiore rispetto alle vibrazioni luminose della scalinata. Figura 7
Definire il limite superiore della scalinata per lo Specchi è semplice : l’allineamento di via Ripetta deve essere rispettato, l’ipotesi che qui viene presa in considerazione prevede che il progettista abbia prima trovato il centro e poi si sia allineato alla via Ripetta, certo è che il raggio ci rimanda alla misura ricorrente di ¼ del diametro (in altri termini due volte l’ampiezza di via Ripetta). Detta ipotesi è suffragata dalla mancanza di riferimenti geometrici in alternativa : il raggio di curvatura di entrambi gli archi di circonferenza è perfettamente allineato ai punti che definiscono l’asse maggiore della piazza ovale e non può essere casuale il fatto che siano stati ribaditi con delle imponenti e caratteristiche colonne (idrometri), quasi a contrapporsi a un “vuoto” simmetrico ed altrettanto significativo. Figura 8
Questa soluzione permette un inserimento nel contesto in grado di assorbire le asimmetrie degli edifici che fanno da confine all’intervento, senza peraltro sminuire la complessità del gruppo centrale. In questa fase si è già delineato l’aspetto formale del progetto. Figura 9
Il superamento del dislivello tra la banchina d’attracco e la via Ripetta (circa quattro metri), è risolto con una serie di triplici gradini che accentuano la curvatura della cavea formata dalle scale. Il ritmo crea una “texture” che esalta il volume della parete curvilinea del muro di contenimento della piazza, l’effetto cromatico complessivo è accentuato inoltre dalla bordatura in travertino dei gradini, in contrasto con il grigio basalto dei “sampietrini” usati per i piani di calpestio. Figura 10
Il moto ondulatorio della scalinata è confermato anche nella parte centrale, il centro di rotazione è sempre la soglia di S. Gerolamo; è importante sottolineare che non vi è un rapporto visivo tra la scalinata ed il suo centro, pertanto, l’aspetto geometrico è altrettanto importante per l’architetto quanto la volontà di focalizzare lo sguardo dello spettatore verso il centro del complesso.
Figura 11
Il contatto con l’intorno (l’edificio della Dogana a sinistra, realizzato su progetto dello stesso Specchi, l’oratorio di S. Giorgio dei Muratori a destra, di cui Specchi progetta il fronte verso il porto) è risolto prolungando linearmente i gradini curvi a partire dal secondo triangolo generatore, ammortizzando così le inevitabili asimmetrie.
Figura 12
L’utilizzo del Porto come punto di arrivo e smistamento di merci obbliga a prevedere il transito di animali da soma, per agevolare il quale, lo Specchi utilizza il perimetro curvilineo della piazza che, oltre a consentire un maggiore sviluppo rispetto ad un andamento rettilineo ottiene una minore pendenza e quindi una salita più comoda. La cordonata si sviluppa secondo archi di cerchio i cui centri coincidono con quelli della piazza. I gradini di questi settori sono allineati ai suddetti centri.
Figura 13
La parte bassa della cordonata ricade nel triangolo generatore, i gradini di questa parte sono allineati al suo vertice. L’andamento dei gradini segue il perimetro dell’ovale e ne condivide i raggi di curvatura.
Figura 14
La fontana è il vero baricentro del progetto di Specchi, il punto nodale del complesso sistema di curve e geometrie rigorose. La dimensione dell’asse maggiore è data dall’intersezione dei due archi di circonferenza maggiori – che formano la piazza – con il triangolo generatore, misura ribadita tracciando le parallele a detto triangolo e passanti per il centro della composizione. Il dimensionamento dell’ovale della fontana sembra , dal punto di vista dei rapporti tra gli assi maggiore e minore, discostarsi da quello della piazza, le ragioni per cui Specchi non usi lo stesso rapporto possono essere molteplici, da quella della corrispondenza geometrica appena esposta oppure alla semplice disponibilità, da parte delle maestranze di “pezzi” già lavorati e quindi più economici. Per il nostro studio, mancando fonti specifiche al riguardo, ci atteniamo alla tesi della corrispondenza geometrica adombrando comunque un dubbio di legittimità.
Figura
15
Risulta evidente che la misura dell’asse minore non è interna alla piazza, la ragione di questa “anomalia” va forse ricercata nella volontà dello Specchi di spostare verso il bordo della piazza la fontana, in questo modo l’ovale della fontana non sarà più tangente all’ovale della piazza, ma sporge oltre il muro di contenimento della piazza. L’ipotesi che possiamo fare è che l’architetto abbia voluto creare lo spazio per la collocazione dello stemma papale che in effetti sembra aggettare dal muro a creare un sistema ben congegnato ed articolato : la lapide con l’iscrizione dedicatoria – lo stemma papale – la fontana con gli scogli. Figura 16
Nell’ambito della ricerca didattica sulla città e le sue componenti, mi è sembrato interessante e particolarmente istruttivo cercare di cogliere il modo di progettare di un architetto come Specchi, considerato, forse a torto, un esponente minore del Barocco romano; di lui si conoscono poche opere, al momento del concorso (1703) è noto come incisore ; in seguito avrà una carriera professionale alterna (il suo progetto per la scalinata di Trinità de’ Monti viene utilizzato come base per la successiva realizzazione da parte del De Santis), fino all’espulsione dall’Accademia di S. Luca per problemi legati a calcoli errati o problemi strutturali sottovalutati nel portico esterno di S. Paolo fuori le Mura (1725). Dal punto di vista progettuale, l’aver cercato di dare corpo ad una architettura ormai scomparsa è una delle maggiori gratificazioni che chi opera nel settore può auspicare; certo, la nostra rimane una delle ipotesi plausibili e non vuole e non può essere rigorosa ed esaustiva, ma nonostante questo emozionante ed avvincente, come può esserlo ripercorrere tragitti e sentieri nascosti. È inoltre significativo il metodo di rappresentazione tipico dell’epoca: l’incisione corrispondeva alla nostra fotografia se non addirittura al rendering ... ; e il cogliere lo spazio nelle rappresentazioni dell’epoca significa capire come il progetto di architettura si sia evoluto e modificato, ad esempio pur essendo particolarmente significativa l’Architetto non ha proposto o non ha reso pubblica una sezione trasversale del progetto, essenziale per descrivere il superamento del dislivello ed il gioco dei piani. Quanto sopra vuole essere una integrazione utile alla comprensione globale del processo progettuale, uno strumento ulteriore per gli studenti che si accostano all’Architettura, oggi più che mai in un mondo dove bisogna “re-imparare” a riconoscere l’evento architettonico; l’impegno della scuola deve e vuole essere in questa direzione: creare una diffusa e coerente cultura architettonica, riconoscerne i valori e le necessità imprescindibili e per troppo tempo trascurate e vilipese dalla speculazione e da mancanza di pianificazione. Luigi Pardo
La
ricostruzione
della pianta e l’incisione di Specchi
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Il modello Nell’impostare il modello , la prima considerazione effettuata è stata quella relativa al “ tono” generale che l’immagine doveva avere: nelle rappresentazioni del Porto che conoscevamo ciò che prevaleva era sempre l’idea di un luogo molto vitale , di traffici e presenze umane ; nel tempo che avevamo a disposizione per la realizzazione non ci era possibile predisporre ed inserire figure ed elementi che partecipassero a costruire la scena in questo senso ed abbiamo scelto allora una rappresentazione esclusivamente architettonica , in cui la potenziale freddezza venisse temperata dal tono caldo del materiale usato e dall’alta definizione dei particolari (sempre considerando i limiti del rapporto di rappresentazione ) . La seconda considerazione ha avuto per oggetto i riferimenti iconografici : poiché , come già evidenziato , le immagini disponibili non erano concordi nella rappresentazione di tutti gli elementi architettonici , nella realizzazione del modello abbiamo privilegiato , per le parti progettate da Specchi i disegni appartenenti alla serie delle sue incisioni , per le parti che esorbitavano dal progetto ci siamo basati invece sulle altre rappresentazioni disponibili . Ovviamente in questo modo non abbiamo potuto tenere conto delle modifiche effettuate , nel corso della realizzazione del Porto , rispetto al progetto originario . Sono comunque rimaste alcune lacune nelle nostre conoscenze , per delle parti non chiaramente o contraddittoriamente documentate : piuttosto che lasciarle indefinite , squilibrando le presenze volumetriche e quindi la percezione generale dell’ambientazione , abbiamo preferito fare delle ricostruzioni ipotetiche , riservandoci , qualora in seguito migliorino le nostre conoscenze , di ridefinirle. Il percorso verso la realizzazione del modello, dopo la fase di acquisizione delle informazioni descrittive di cui abbiamo parlato in precedenza, è stato il seguente:
La realizzazione del modello ha poi avuto le seguenti fasi:
Incisione di veduta e pianta del Porto di Ripetta durante la visita del pontefice Clemente XI.
Il
modello in fase di realizzazione.
Conclusioni Non consideriamo esaurito il percorso sin qui effettuato, ma lo stiamo integrando con approfondimenti su aspetti e nuovi tagli tematici, in particolare lo studio del “fuoco” visivo ed architettonico del gruppo formato dalla fontana e dal volume della piazza, intesa come vera cerniera urbana da e verso il fiume.
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Partecipanti Studenti: Classe 3L 2008-2009 Aquilini Claudia Chiha Sessia Di Fiore Alessia Di Giovanni Tiziano Iannotta Debora Pio Tiziano Ranieri Luca Santini Stefano Secci Daniele Sforza Matteo Todaro Lorenzo Classe 3M 2008-2009 Calabria Stefano Cherici Leonardo Ciardo Vincenzo Corrias L. Alberto D’Ulisse Mirko Gasparini Luca Ginanni Giulia Palad Kenneth Reali Giulia Rita Melania
Docenti: Cinzia Villanucci; Antonio Celli; Luigi Pardo. Assistenti Tecnici: Claudio Monni; Carmelo Viglianisi.
Gli elaborati ed il modello del Porto di Ripetta sono stati presentati in occasione della Mostra per il quarantennale dell’Istituto Statale d’Arte Roma 2 presso il complesso del S. Michele Maggio 2009; inoltre il modello è stato esposto nell’ambito dell’iniziativa “La festa delle giovani eccellenze” Villa Torlonia , dal patrocinata dal Comune di Roma Assessorato alle scuole, Febbraio 2010.
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